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avete sbriciato *loading* volte

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mercoledì, 05 settembre 2007

Vienna

Mi sono resa conto che questo viaggio mi ha emozionata più del previsto e me ne accorgo dal fatto che faccio fatica a trasformare le immagini e i pensieri in parole...
Probabilmente conta anche la voglia infinita che avevo di fare un viaggio con Andrea, e già dai primi passi mossi oltre la stazione mi sono accorta che avrei passato delle giornate stupende.
Ogni angolo importante della città è servito benissimo dai mezzi pubblici; noi abbiamo preferito la metro perché avevamo a disposizione pochi giorni e non volevamo sprecare tempo (lo dimostra anche il fatto che dopo 9 ore di viaggio notturno senza chiudere occhio ci siamo messi subito in marcia per iniziare il nostro tour, senza nemmeno mezz’ora di riposo!).
Alloggiavamo nel quartiere dei musei, quindi praticamente in pieno centro, ma nonostante le numerose guide e le due cartine, ci abbiamo messo un po’ a capire come orientarci. Ogni volta che alzavamo gli occhi c’era qualcosa da guardare, un particolare da immortalare, una scultura o un palazzo da ammirare. I Viennesi sono decisamente cordiali, un signore si è anche offerto di aiutarci vedendoci in difficoltà con la cartina in mano e lo sguardo perso. I palazzi sono tutti immensi e molto curati e puliti. Gli automobilisti vanno per le strade come dei folli, velocità parecchio elevata anche in piena città, ma c’è da dire che hanno molto rispetto per i pedoni e non ho mai visto compiere un’infrazione.
D’altro canto anche i pedoni sono molto diligenti e nessuno passa se il semaforo non dà il permesso.
Anche nella via più trafficata o nel locale più affollato non si sente quel cicaleccio odioso che sono abituata a sopportare qui.

L’inglese è ben conosciuto e farsi capire è abbastanza semplice.
Il cibo è ottimo, i dolci, poi, sono veramente la loro specialità. Sparsi per tutta la città (soprattutto nei sottopassaggi delle principali stazioni della metro) ci sono diversi negozi tipo le nostre panetterie/pasticcerie. In particolare abbiamo notato due catene, la Anker e la Ströck. La seconda è nettamente migliore, i prodotti sono sempre freschissimi e le dimensioni dei dolci notevoli. Con una sola brioche comprata lì, state tranquillamente sazi fino a pranzo!
Una delle prime chiese che abbiamo visto è stata quella di S. Carlo (Karlskirche), me la ricordo bene perché gli ingegnosi Viennesi, per ripagarsi la costosa ristrutturazione interna, hanno pensato bene di far installare tra i ponteggi un ascensore panoramico che arriva fino alla cupola (con 6€ si ha l’accesso alla chiesa, l’apparecchio per l’audioguida e il pass per il museo interno). Per i più coraggiosi, oltre l’ascensore, ci sono alcune rampe di scale per avvicinarsi ulteriormente agli affreschi. Io, da brava fifona con ginocchia di gelatina, ho guardato al massimo il pavimento dell’ascensore e arrivata in cima mi sono messa nell’unico punto dal quale non si potesse vedere giù... Il mio tentativo di terapia d’urto è miseramente fallito!!!



Altra meta da non perdere è il parco giochi del Prater, nella zona sud-est della città.
Forse avrete visto nelle foto la ruota panoramica. E’ davvero enorme e alcune cabine sono arredate per poterci pranzare in due o più passeggeri. Ovviamente gli arredi hanno differenti dettagli e differenti costi (a mio parere molto proibitivi, ma visto che non si fa tutti i giorni...).

               

Le attrazioni sono davvero tantissime e tutte sfidano allegramente chi soffre di vertigini come me...
Vicino a questa deliziosa e immensa zona divertimenti, c’è il cimitero centrale.
Due milioni e mezzo di tombe. Di una vastità incalcolabile.
Talmente vasto che a perdersi ci si mette un secondo (ehm...). Fortuna che, viste le dimensioni, c’è un autobus che percorre quasi tutto il cimitero come mezzo per una visita guidata (o per recuperare poveri turisti zuppi di pioggia nella zona opposta all’uscita!).
I negozi sono concentrati in un’unica via (infinita) che è la MariaHilferStraße.
Da una parte e dall’altra della strada solo negozi negozi negozi. Doveva esserci anche un megastore della Virgin, ma non l’abbiamo trovato. Siamo dovuti tornare a casa senza i due ricordi di Vienna che ci eravamo promessi: un cd e un puzzle per la nostra collezione.
I prezzi assomigliano molto a quelli di Bologna, quindi non è proprio una città economica, soprattutto i souvenir sono davvero cari. Se poi volete comprarli nel negozio sotto la ruota panoramica, allora armatevi di carta di credito ben fornita. Una misera calamita da frigorifero sfiora i 10€.
La birra è buona. Siamo andati a fiducia perché non ne conoscevamo nemmeno una e devo dire che sono rimasta soddisfatta.
Ora mi fermo perché se no rischio di scrivere altrettanto.
Aggiungo solo due righe sulle stranezze che ho notato.
Prima di tutto non esistono né tapparelle né scuri né persiane di qualsiasi tipo... Per me è quasi impossibile pensare di vivere dove non possa decidere di fare buio!
La seconda particolarità riguarda i pub. Con la birra ti portano una ciotolina di arachidi da pulire e tutti i croccanti e scricchiolanti gusci vuoti vanno gettati a terra. Abbiamo raggiunto il nostro tavolo calpestando un pavimento che sembrava di ghiaia e quando la cameriera ha notato che i nostri gusci erano sul tavolo, è arrivata risoluta e ce li ha gettati a terra invitandoci (obbligandoci) a fare altrettanto. Boh...
Terzo ed ultimo appunto riguarda i bagni. Tralasciamo il fatto che non esista il bidet, ce lo aspettavamo, ma i water, be’... quelli sono davvero strani. Non sto qui a descriverli, sappiate solo che sono studiati in modo da evitare... che qualsiasi... cosa... possa raggiungere l’acqua provocando rumore!

P.S.: Tzu, se ti serve sapere altro io sono qui

Pensieri sparsi da Stellarys alle ore 17:57 | link | commenti (12)
categorie: viaggi, ricordi, vita, esperienze, vacanze, gite, emozioni, sorrisi, sospiri, vienna
mercoledì, 25 luglio 2007

Perturbazione

Mi sono seduta in prima fila con gli occhi puntati verso quel piccolo palco pieno di strumenti e di grosse casse. Ho persino pensato che sei persone non ci sarebbero potute stare comode tutte insieme.Uno alla volta ognuno ha preso il proprio posto e Tommy ha afferrato timidamente il microfono dando un’occhiata alla piazza ormai piena.
"Noi siamo i Perturbazione, veniamo da Torino e facciamo musica triste, tristissima, ma gioiosamente!"
Parte così il concerto, con una delle tante canzoni lente, con la voce calda e profonda di quello strano soggetto che è il loro cantante.
Lo guardo, lo fisso, lo osservo. Si muove in maniera familiare, ha occhi e mani che quasi conosco.
Sanno di sogni infranti e di desideri inesauditi, anche se ora non fanno più male. Non è colpa sua, ovvio, ma nella mia mente è prepotente l’emozione e, forse, anche un po’ la nostalgia. Non guarda i tanti occhi che lo stanno apprezzando, tiene lo sguardo alternativamente sul palco e verso il suo gruppo. Forse cerca la forza dei momenti delle dure prove che daranno soddisfazione. Ogni canzone è un brivido, il cellulare perennemente in mano per immortalare quanti più istanti possibili. Cellulare che raccoglie anche le vibrazioni della condivisione a distanza. Insisto con lo sguardo e scopro una voglia bianca tra i suoi capelli. Particolare segno distintivo... mi piace. Sorrido. Canto, ma a bassa voce, quasi a non voler interferire. Un’ora e mezza vola. Manca la mia canzone preferita, ma dopo tanti brividi non è quasi più importante.
Il saluto è quasi commozione.
Ho vissuto un’emozione grande, una di quelle che ti estranea, che ti coccola, che ti fa sentire leggera e al sicuro.
Non è possibile spiegarla per intero e in verità non voglio nemmeno.
E’ mia e voglio tenerla stretta e godermela finché dura...





(Le foto sono prese dal loro Flickr)

P.S.: se qualcuno sapesse dirmi il titolo della poesia recitata durante il concerto, mi farebbe davvero un grande favore.
Pensieri sparsi da Stellarys alle ore 15:56 | link | commenti (10)
categorie: musica, vita, esperienze, passioni, bologna, dediche, emozioni, concerti
lunedì, 09 luglio 2007

Ciao Briciola!

Purtroppo il resoconto del weekend peloso, miagoloso e coccoloso non è dei migliori.
L’arrivo di Briciola è stato tranquillo e abbastanza prevedibile. Ha girato la casa in lungo e il largo per ambientarsi e curiosare. La mia amica D. e il suo moroso erano assolutamente tranquilli che la micia si sarebbe comportata bene e che non ci sarebbero stati problemi di sorta.
Ho spostato tutti gli oggetti fragili a rischio, ho coperto i divani, sistemato le sue ciotoline in un angolino della cucina, la copertina sulla quale dorme era ben disposta in un angolo del corridoio e la sua cassettina pronta e pulita sotto il lavandino del bagno. Sembrava tutto a posto, infatti la coppietta felice parte per il mare più che tranquilla.
La serata trascorre bene, era un po’ strano vedere questa ombra silenziosa che vagava per casa, ma era una bella sensazione. La micia si addormenta un po’ sul divano e un po’ sul pavimento. Pensiamo che stia bene quindi adiamo a letto anche noi. Verso le 3 di mattina sentiamo che gratta contro la porta della camera. Mi alzo la coccolo un po’, lei miagola, un miagolio strano, molto più simile ad un lamento. Cerco di calmarla. La rimetto sulla sua copertina, l’accarezzo, sto lì con lei finchè non mi sembra che la situazione sia tornata normale. Torno a letto e mi riaddormento. Tempo mezz’ora e la gatta inizia di nuovo a lamentarsi. Allora prova ad alzarsi Andrea e a ripetere quello che avevo già fatto io: coccole, carezze, ma stavolta la micia non smette. I miagolii lamentosi si fanno sempre più acuti e sempre più ravvicinati. Mi alzo anch’io e in due cerchiamo di capire cosa avesse e se ci fosse il modo di farla calmare. Niente. Continua imperterrita a miagolare sempre più forte. Dopo quasi due ore di questo strazio inizia ad arrampicarsi su tutti i mobili che le potessero essere utili per guardare fuori da una finestra, passa correndo dalla terrazza alla porta d’ingresso come se si sentisse soffocare. Ora non si fa nemmeno prendere, schizza via come se fosse indiavolata. Quando, alla fine, cerca di infilarsi nel trasportino chiuso, pensiamo che non ci sia più niente da fare. La gatta lì non vuole stare. Essendo le 4.45 di mattina, non ci resta che infilarla nel trasportino e portarla fuori (anche perché miagolava talmente forte che sicuramente l’hanno sentita in tutto il palazzo).
Inizialmente sembra più calma, ma dopo una ventina di minuti di passeggiata inizia di nuovo con i lamenti. Verso le 5 mi decido e chiamo D. per cercare almeno di capire se si potesse far qualcosa per calmarla, anche perché aveva preso ad ansimare e a batterle il cuore talmente forte che pensavo sarebbe stata veramente male! D., sentendola così agitata, risponde che con lei non ha mai fatto così e che, probabilmente, è colpa della nostalgia di casa, come avevamo immaginato anche noi.
In poche parole un’oretta dopo D. è sotto casa mia (sono le 6.15) a riprendersi la micia... Povera...
Lei è dispiaciutissima perché Briciola ci ha fatto passare la notte in bianco, io e Andrea siamo amareggiati per l’insuccesso e perché speravamo proprio di poter passare questo week end in compagnia di quella meravigliosa gattina...
Voleva andare a casa sua, non c’è stato niente da fare...
E poi dicono che i gatti non si affezionano. Tzè.




Pensieri sparsi da Stellarys alle ore 12:02 | link | commenti (11)
categorie: vita, esperienze, gatti, chiacchiere, weekend, raccontando, sospiri